Per le sue preziose virtù e il suo gusto unico, l'olio di Argan è uno dei più ricercati al mondo. Prodotto nella regione che va da Agadir a Essaouira e oltre, nella vallata di Soussè è appannaggio delle donne berbere e appartiene alla loro cultura.

L'immagine della piana di Agadir con le serre che si espandono ai due lati della città balneare, tentacolare e priva di fascino si interrompe.
La terra rende alla natura una distesa, a perdita d'occhio, di campi di Argan, Euforbie e di Fichi d'India. A volte degli isolati villaggi con case cubiche, bianche o ocra animano un paesaggio pietrificato nel torpore di una giornata soleggiata. La strada svolge il suo nastro di asfalto grigio. In controluce, i primi contrafforti dell'Anti Atlante si ergono con i loro fianchi massicci. Gli alberi di Argan si moltiplicano, figure allungate sormontate da una larga fronda di rami verdeggianti. Forza tranquilla di un albero che qui è a casa sua. Il suo frutto l'Argan, dà un olio raro e prezioso, il più caro al mondo.

Albero millenario dai frutti prodigiosi.

L'olio di argan è di gran moda, ma la sua produzione resta limitata. La zona di coltivazione è circoscritta: specie endemica del Sud-Ovest Marocchino l'albero risulta di difficile acclimatazione sotto altri cieli.
Fuori dal triangolo formato da Essaouira Taroudant e Tiznit - ai confini del Sahara occidentale - l'albero di Argan praticamente non cresce
L'albero di Argan protegge, nutre, cura e riscalda -. Il legno serve per riscaldare, le foglie vengono date agli animali come foraggio e, dalla mandorla del suo frutto, si estrae un olio utilizzato da secoli dalle donne berbere. In cucina accompagna la preparazione di tagine e couscous. In medicina cura tanto le imperfezioni della pelle che le malattie cardiovascolari.

Una barriera verde minacciata dal deserto.

Idratante, ammorbidente, rigenerante e antirughe: molteplici sono le sue qualità.
Qui, tra Agadir e Ait Baha, le piante che nutrono e vestono le popolazioni berbere che abitano queste regioni del sud-ovest marocchino si spiegano a perdita d'occhio. Anche se occorre precisare che dall'inizio del XX secolo questo paesaggio era un'unica foresta di Argan, densa e sovrana. Si contavano 300 piante per ettaro. Oggi il loro numero varia tra 30 e 100" voce e sguardo prendono una tonalità grave. In un solo secolo, la foresta di Argan è passata da 1,6 milioni a 800.000 ettari dando così la possibilità al deserto di espandersi. La rimozione di piante per le serre orti e colture intensive, così come il supersfruttamento del legno e l'espandersi dei pascoli in montagna ne sono le cause. Girando le greggi di capre e montoni punteggiano l'orizzonte di macchie nere, bianche o brune sparpagliate multiple e in moto.
Le dune di sabbia caracollano in lontananza, circoscritte a qualche onda dorata, belle ma assassine.

Risorsa riconosciuta e valorizzata.

Oggi l'albero dell'Argan è una specie ufficialmente protetta in Marocco e la sua foresta è stata classifica nel 1999, dall'Unesco, riserva della biosfera. Ciononostante, in una regione in cui la popolazione dipende per i propri fabbisogni alimentari principalmente dai prodotti della terra e l'allevamento del bestiame, è difficile gestire il taglio degli alberi per ricavarne legna da ardere e impedire alle capre di allungarsi verso gli alberi per brucare il fogliame non trovando vegetazione al suolo.
Da queste problematiche nasce nel1996 il progetto cooperativo Tragnine il cui obiettivo è duplice: valorizzare i derivati dell'Argan agli occhi degli utilizzatori, al fine di incitarli a preservare l'albero, e assicurare la promozione socioeconomica delle donne berbere in una società maschile che le esclude. Niente di tutto ciò esisteva fino a quel momento e la produzione di olio d'Argan era artigianale, relegata al consumo locale.
Ogni volta si applica il medesimo principio: un gruppo di donne si riunisce si organizza e s'impegna per produrre l'olio di Argan. Parallelamente, riceve un aiuto finanziario garantito da una raccolta di fondi.
Ogni volta la stessa linea di condotta viene adottata in ciò che riguarda i redditi generati attraverso la produzione: i salari sono versati direttamente alle donne, i profitti della cooperativa ridistribuiti.
Non possono far parte della cooperativa che le donne che accettano di seguire dei corsi di alfabetizzazione.

Un affare di donne.

Nei locali della cooperativa le donne si stanno concassando la noce d'Argan, bruna e dura con l'aiuto di una pietra levigata dall'uso il guscio dell'Argan libera la sua mandorla. Spolpatura, torrefazione e estrazione avvengono in una pressa meccanica: la produzione di olio d'Argan richiede tempo.
Per ottenere un kilo di mandorle occorre concassare 32 kg di Argan.
Una donna estrae tra un kg e un kg e mezzo di mandorle al giorno, 2.5 kg sono necessari per produrre un litro di olio d'Argan.
La fabbricazione dell'olio avviene secondo ritmi precisi: raccolta dei frutti in agosto, stoccaggio concassaggio e produzione dell'olio nei mesi successivi.
L'Argan è un affare di donne e lo è sempre stato.
In questi borghi sperduto in mezzo a un mare di montagne, gli uomini sono assenti 11 mesi all'anno. Partono a lavorare in città o all'estero, una condizione comune a molti villaggi e paesi nella regione, dove le belle case ocra testimoniano ciò che si è guadagnato lontano. Le donne, le persone anziane e i bambini restati "al paese" hanno il compito di assicurare il lavoro dei campi e l'allevamento.

Tra il deserto e il mare.


L'albero d'Argan può sopportare temperature tra i 40° e i 50°C, è molto resistente e ha bisogni d'acqua limitati: il fusto si aggrappa alla roccia e le radici si infossano in profondità e si espandono lontano. In riva all'oceano il tronco si arrotonda e la carcassa diventa a volte gracile, debole. A cetre latitudini il vento marino inclina tronchi e rami. Gli alberi di Argan punteggiano vallate e montagne, fino al limite delle scogliere, delle spiagge e delle dune. Banchi di vendita di olio d'Argan e miele di timo e di Euforba fioriscono lungo la strada. Avvicinandosi a Essaouira, le piantagioni di Argan crescono in immensi terreni protetti da siepi di rovi o di fichi d'india. La strada si allarga. File di ville e immobili, spiagge e alture annunciano l'arrivo di altre terre.

Info Legali
Credits: www.gammsystem.com